Espansione del vivaismo fino alla prima collina. Le osservazioni del Comune al Piano della Provincia

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A seguito dell’adozione da parte del consiglio provinciale del Piano territoriale di coordinamento della Provincia (PTCP), il Comune ha riscontrato alcune incongruenze riguardanti l’individuazione delle nuove aree vocate al vivaismo.

L’amministrazione comunale ritiene che nell’espansione – pianificata dalla Provincia - del perimetro delle aree destinate all’attività vivaistica, non siano stati tenuti sufficientemente in considerazione alcuni aspetti riguardanti i vincoli di natura paesaggistica, la tutela ambientale e della salute pubblica, la carenza di infrastrutture, la  necessità di mitigazione dell’impatto dell’attività sulla risorsa idrica e sul rischio idraulico.

Non viene adeguatamente considerata e “fotografata” neppure l’attuale situazione del vivaismo e dei suoi operatori, né delle aree che, a seguito di una crisi nazionale che ha coinvolto molti settori, compreso quello del verde, sono ad oggi inutilizzate. Occorre dunque recuperare questi terreni, già destinati all’attività vivaistica, piuttosto che estenderne il perimetro a nuove zone – sprovviste delle infrastrutture necessarie ai nuovi insediamenti aziendali - andando a consumare altro territorio, senza tra l’altro che ve ne sia necessità.

Il nuovo PTCP licenziato dalla Provincia, prevede che nelle aree individuate per l’attività vivaistica sia consentita la realizzazione di impianti di coltivazione in contenitore (vasetterie) senza alcun tipo di verifica né urbanistica né ambientale. Si tratta di un perimetro molto più vasto rispetto a quanto previsto dal vecchio Piano della Provincia e dal Regolamento urbanistico comunale vigente, che andrebbe a occupare una porzione di territorio delicata, essendo il raccordo tra l’ambito urbano e la prima collina - ossia  un esteso territorio a Nord e a Sud della Montalese, le aree sotto la collina di Vinacciano e la zona posta lungo  all’asse dell’Ombrone - dalle caratteristiche ambientali, paesaggistiche, infrastrutturali e idrogeologiche particolarmente fragili, in parte sottoposte ad una espansione del vincolo paesaggistico, la cui necessità di tutela contrasta con la destinazione provinciale.

Non viene inoltre prevista dal PTCP alcuna specifica norma a tutela della salute pubblica e ambientale in relazione all’uso di fitofarmaci, una mancanza questa ritenuta dall’amministrazione grave e necessariamente da colmare prima di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi di estensione delle aree.

Il Piano non affronta nemmeno la questione dei bacini di accumulo né l’aspetto della mitigazione dell’utilizzo della risorsa idrica disponibile, e non risulta essere passato al vaglio del Genio Civile per quanto riguarda il rischio idrogeologico.

Vi è poi un’indispensabile valutazione da fare anche sull’aspetto infrastrutturale che non è stato invece considerato. I collegamenti viari esistenti infatti, non sono in grado di sopportare un  passaggio frequente di mezzi pesanti nelle zone indicate dal Piano, in cui non è prevista neppure  una programmazione di intervento tale da sopperire, almeno nella pianificazione, a tali mancanze .

Il Comune chiede infine che la variante – che non  si può configurare come un mero adeguamento al Piano di indirizzo territoriale della Regione, e che secondo l’amministrazione rappresenta un vero e nuovo Piano – sia sottoposta alla Valutazione ambientale strategica (Vas) e  venga riadottata soltanto a seguito di eventuale esito positivo della stessa. Al contrario, nella relazione provinciale non si è ritenuto  invece necessario sottoporre la variante alla Vas in quanto la modifica al Piano è stata considerata dalla Provincia un “adeguamento a piani sovraordinati che aumentano la tutela ambientale”, con riferimento al PIT e alla legge regionale 41 del 23 luglio 2012 che ha dato mandato di individuare le aree vocate al vivaismo attraverso il Piano territoriale di coordinamento della Provincia.

Per tali ragioni, come detto, il Comune ha già presentato le sue osservazioni al PTCP.





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